Scuola: Protocollo di intesa per l’avvio in sicurezza

Il Ministero dell’Istruzione e le Organizzazioni Sindacali hanno sottoscritto in data 14 agosto 2021 il Protocollo d’intesa per l’avvio in sicurezza dell’anno scolastico 2021/2022 nel rispetto delle norme per il contenimento della diffusione del Covid-19.

Nel dettaglio i 10 punti per garantire l’avvio delle lezioni in sicurezza:

  1. INGRESSI E USCITE ANCHE A ORARI SCAGLIONATI
    Le scuole, con opportuna segnaletica, dovranno comunicare alla comunità scolastica le regole da rispettare per evitare assembramenti. Nel caso di file per l’entrata e l’uscita dall’edificio scolastico, occorre provvedere alla loro ordinata regolamentazione. Ogni scuola dovrà disciplinare le modalità che regolano tali momenti, in modo da integrare il regolamento di istituto, con l’eventuale previsione, ove lo si ritenga opportuno, di ingressi e uscite ad orari scaglionati, anche utilizzando accessi alternativi.
  2. PULIZIA E IGIENIZZAZIONE DI LUOGHI E ATTREZZATURE
    È necessario assicurare la pulizia giornaliera e l’igienizzazione periodica di tutti gli ambienti, predisponendo un cronoprogramma ben definito, da documentare attraverso un registro regolarmente aggiornato.
  3. USO DELLA MASCHERINA
    È obbligatorio, per chiunque entri o permanga negli ambienti scolastici, adottare precauzioni igieniche e l’utilizzo di mascherina. A prescindere dalla situazione epidemiologica, il dispositivo di protezione respiratoria previsto per gli studenti (sopra i 6 anni) è la mascherina di tipo chirurgico. Non è previsto l’uso delle mascherine per i bambini sotto i sei anni di età, vista l’età degli alunni e la loro necessità di movimento. Per il personale impegnato con bambini sotto i sei anni di età, è raccomandata una didattica a gruppi stabili.
  4. DISTANZIAMENTO
    Si prevede il rispetto di una distanza interpersonale di almeno un metro (sia in posizione statica che dinamica) qualora logisticamente possibile e si mantiene anche nelle zone bianche la distanza di due metri tra i banchi e la cattedra del docente.
  5. MENSE SCOLASTICHE
    Anche l’utilizzo dei locali adibiti a mensa scolastica è consentito nel rispetto delle ordinarie prescrizioni di igienizzazione personale e degli ambienti mensa e di distanziamento fisico, eventualmente prevedendo, ove necessario, anche l’erogazione dei pasti per fasce orarie differenziate. L’ingresso e l’uscita dovranno essere organizzati in modo ordinato e a misura della disponibilità di posti e vanno predisposte stazioni di lavaggio delle mani all’ingresso e all’uscita (dispenser e/o bagni). Per ciò che concerne le misure atte a garantire la somministrazione dei pasti, il personale servente è obbligato ad utilizzare i dispositivi di protezione delle vie respiratorie. Il servizio può essere erogato nelle forme usuali, senza necessariamente ricorrere all’impiego di stoviglie monouso.
  6. AERAZIONE DEGLI SPAZI
    È fondamentale garantire un buon ricambio dell’aria con mezzi naturali o meccanici in tutti gli ambienti e aule scolastiche. In linea generale, al fine di diluire/ridurre le concentrazioni di inquinanti specifici (es. COV, PM10,odori, batteri, virus, allergeni, funghi filamentosi, ecc.), di CO2, di umidità relativa presenti nell’aria e, conseguentemente, di contenere il rischio di esposizione e contaminazione al virus per alunni e personale della scuola (docente e non docente), è opportuno mantenere, per quanto possibile, un costante e continuo ingresso di aria esterna outdoor all’interno degli ambienti e delle aule.
  7. SPAZI ESTERNI E PALESTRE
    Qualora le attività didattiche siano realizzate in locali esterni alla scuola, gli enti locali e/o i titolari della locazione devono certificare l’idoneità, in termini di sicurezza, di detti locali. Con specifica convenzione devono essere definite le responsabilità delle pulizie e della sorveglianza di detti locali e dei piani di sicurezza. Con riferimento alla possibilità di consentire l’utilizzo dei locali scolastici, come le palestre, da parte di soggetti esterni, le precauzioni prevedono di limitare l’utilizzo dei locali della scuola esclusivamente per la realizzazione di attività didattiche. In caso di utilizzo da parte di soggetti esterni, considerabile solo in zona bianca, dovrà essere assicurato il rispetto delle disposizioni previste dal decreto 111/2021, oltre a un’adeguata pulizia e sanificazione dopo ogni uso.
  8. GREEN PASS
    Il protocollo prevede poi che, ferme restando le diversità di valutazione delle parti in merito alle modalità con cui è stato disciplinato l’obbligo del green pass, il ministero si impegna ad aprire una fase di confronto in merito alle proposte e osservazioni delle organizzazioni sindacali, anche in vista della conversione in legge del decreto legge 111/2021. Nell’immediato il ministero si impegna, previa informativa sindacale, a fornire supporto e indicazioni applicative ai dirigenti scolastici, al personale ed alle istituzioni scolastiche sugli aspetti applicativi della normativa sopravvenuta. La circolare esplicativa inviata sabato 14 agosto alle scuole prevede che il «mancato possesso della certificazione verde è dalla norma qualificato come “assenza ingiustificata” e il personale scolastico che ne è privo non può svolgere le funzioni proprie del profilo professionale, né permanere a scuola, dopo aver dichiarato di non esserne in possesso o, comunque, qualora non sia in grado di esibirla al personale addetto al controllo». La conseguenza giuridica è prevista dalla legge: a decorrere dal quinto giorno, la sospensione senza stipendio e la riammissione in servizio non appena si sia acquisito il possesso del certificato verde.
  9. TAMPONI E CORSIA PREFERENZIALE PER LE VACCINAZIONI
    Le scuole, mediante accordi con le Asl o con strutture diagnostiche convenzionate, potranno utilizzare risorse straordinarie (per l’emergenza) anche per consentire di effettuare tamponi diagnostici al personale scolastico, secondo le modalità previste dall’Autorità sanitaria. Il ministero dell’Istruzione ha chiarito che si tratta di interventi mirati a favore dei più fragili, specificatamente coloro che non sono vaccinabili e che risultano, quindi, anche i più esposti al contagio. “Non è quindi previsto, né si è mai pensato di prevedere, un meccanismo di gratuità del tampone ai cosiddetti no vax”. Si chiede invece di ripristinare la corsia preferenziale per la vaccinazione del personale scolastico, attraverso degli accessi prioritari, al fine di ampliare la platea dei vaccinati.
  10. GESTIONE CASI SINTOMATICI
    Per quanto riguarda la gestione dei casi sintomatici, si conferma la procedura già prevista: il soggetto interessato dovrà essere invitato a raggiungere la propria abitazione e scatteranno segnalazione e contact tracing da parte della Asl competente. Novità sulla quarantena: per i soggetti che hanno completato il ciclo vaccinale, questo periodo può limitarsi a 7 giorni, a condizione che, al termine, si faccia un test diagnostico (e l’esito sia negativo) come previsto dalla circolare della Salute dell’11 agosto richiamata dal protocollo. Il rientro a scuola di personale e studenti che hanno avuto il Covid-19 deve essere preceduto da tampone negativo e certificazione medica.

Fonte: Ministero dell’Istruzione

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Oggi su La Repubblica – 17 Luglio 2021

Sul panorama nazionale sono diverse le aziende che offrono servizi di supporto e consulenza in tema di sicurezza sul lavoro, ma su tutte nell’ultimo periodo si è distinta particolarmente la società SecurItalia, guidata dal presidente ed esperto in materia Francesco Nito e suo figlio Ingegnere Antonio Nito. Un brillante case history aziendale che da realtà campana è emersa prepotentemente sull’intero territorio nazionale, con diverse aperture di sedi, un’ampia strutturazione di servizi, ed un portfolio clientelare di primissimo profilo. Il tutto facendo leva su avanti servizi dedicati, ed in particolare ponendo al centro il cardine della prevenzione di tutti i fattori di insicurezza aziendale, da cui lo slogan dell’azienda “non bisogna arrivare alla sicurezza, ma prevenire i fattori di insicurezza”.

Coronavirus in Italia, il bollettino di oggi 7 luglio: 1.010 nuovi casi e 14 morti

I dati di mercoledì 7 luglio. Oltre mille contagi in 24 ore, non succedeva dal 19 giugno. Il tasso di positività è 0,6% con 177.977 tamponi. Sono cinque le regioni che registrano vittime: Campania, Lazio, Puglia, Toscana e Sicilia. Sempre in calo le degenze

Coronavirus in Italia, il bollettino di oggi 7 luglio: 1.010 nuovi casi e 14 morti

Sono 1.010 i nuovi casi di coronavirus in Italia (ieri sono stati 907, qui il bollettino). Sale così ad almeno 4.265.714 il numero di persone che hanno contratto il virus Sars-CoV-2 (compresi guariti e morti) dall’inizio dell’epidemia. I decessi odierni sono 14 (ieri sono stati 24), per un totale di 127.718 vittime da febbraio 2020. Le persone guarite o dimesse sono complessivamente 4.096.156 e 1.735 quelle uscite oggi dall’incubo Covid (ieri 1.835). Gli attuali positivi — i soggetti che hanno il virus — risultano essere in tutto 41.840, pari a -739* rispetto a ieri (-952 il giorno prima).

I tamponi e lo scenario

I tamponi totali (molecolari e antigenici) sono stati 177.977, ovvero 14.447 in meno rispetto a ieri quando erano stati 192.424. Mentre il tasso di positività è 0,6% (l’approssimazione di 0,567%); ieri era 0,5%, sotto l’1% dal 15 giugno. Qui la mappa del contagio in Italia.

Più contagi in 24 ore rispetto a ieri. La curva supera la soglia di 1.000 nuove infezioni (dopo due settimane al di sotto di questo valore): non succedeva dal 19 giugno. Non sembra un buon segnale. Dal confronto con lo scorso mercoledì (30 giugno) — lo stesso giorno della settimana — quando sono stati registrati +776 casi con un tasso di positività dello 0,4%, non si osservano miglioramenti: oggi ci sono più nuovi contagiati del 30 giugno con una percentuale più alta.

La curva dei nuovi positivi sul sito della Protezione civile
La curva dei nuovi positivi sul sito della Protezione civile

La Campania ha il maggior incremento di positivi: +208 i casi con tasso 1,5%. Era da metà giugno che una regione non registrava più di 200 casi (vedi i +232 della Lombardia il 17 giugno). Invece, per quanto riguarda proprio la Campania non comunicava più di 200 infezioni dal 10 giugno. Seguono: Sicilia (+109), Lazio (+104) e Lombardia (+100). Quest’ultima ha processato quasi 32 mila tamponi — il numero di test regionali più alto della giornata — determinando così un tasso dello 0,3% che è la metà di quello nazionale.

Secondo l’Oms, a livello globale i casi sono aumentati per la seconda settimana consecutiva (oltre 2,6 milioni di contagi confermati), il 3% in più rispetto alla settimana precedente, mentre il numero di decessi continua a diminuire: dal 28 giugno al 4 luglio, sono stati segnalati quasi 54mila vittime, -7% rispetto alla settimana prima, pari a 54 mila, ossia il dato più basso dall’inizio di ottobre 2020.

Le vittime

Diminuiscono le vittime: sono 14 contro le 24 di ieri. Si tratta del secondo dato più basso del 2021, dopo i 12 decessi di domenica 4 luglio, e uguale ai 14 decessi di domenica 27 giugno. La differenza con i dati bassi precedenti è che non siamo in un giorno festivo, di conseguenza il numero è completo (non inficiato da comunicazioni parziali al sistema). Sono cinque le regioni che comunicano lutti: si tratta di Campania, Lazio, Puglia, Toscana e Sicilia, con il Lazio che ha il maggior numero di morti (7). In basso il dettaglio.

Il sistema sanitario

Prosegue il calo costante delle ospedalizzazioni, in area critica e non. I posti letto occupati nei reparti Covid ordinari sono -37 (ieri -66), per un totale di 1.234 ricoverati. I posti letto occupati in terapia intensiva (TI) sono -7 — si tratta del saldo tra le persone uscite e quelle entrate in TI — (ieri -4), portando il totale dei malati più gravi a 180, con 8 nuovi ingressi in rianimazione (ieri 11).

Coronavirus in Italia, il bollettino di oggi 7 luglio: 1.010 nuovi casi e 14 morti
I vaccinati

Le dosi di vaccino somministrate sono oltre 55,1 milioni. I cittadini che hanno ricevuto la seconda dose sono più di 21,7 milioni (40,30% della popolazione over 12). Qui la mappa aggiornata ogni sera e qui i dati in tempo reale del report «Vaccini anti Covid-19» sul sito del governo.

I casi regione per regione

Il dato fornito qui sotto, e suddiviso per regione, è quello dei casi totali (numero di persone trovate positive dall’inizio dell’epidemia: include morti e guariti). La variazione indica il numero dei nuovi casi registrati nelle ultime 24 ore. Qui la tabella con i dati complessivi fornita dal ministero della Salute.

Lombardia 842.655: +100 casi (ieri +129) con 31.940 tamponi
Veneto 425.876: +80** casi (ieri +97) con 29.254 tamponi
Campania 425.150: +208 casi (ieri +108) con 13.433 tamponi
Emilia-Romagna 387.219: +62 casi (ieri +51) con 15.502 tamponi
Piemonte 363.128: +31 casi (ieri +38) con 11.819 tamponi
Lazio 346.514: +104 casi (ieri +58) con 21.548 tamponi
Puglia 253.620: +49 casi (ieri +60) con 5.770 tamponi
Toscana 244.625: +41 casi (ieri +59) con 9.059 tamponi
Sicilia 232.495: +109 casi (ieri +144) con 10.891 tamponi
Friuli-Venezia Giulia 107.033: +22 casi (ieri +13) con 5.229 tamponi
Marche 103.882: +52 casi (ieri +39) con 2.666 tamponi
Liguria 103.511: +20 casi (ieri +7) con 4.555 tamponi
Abruzzo 75.024: +25 casi (ieri +33) con 3.954 tamponi
P. A. Bolzano 73.352: +6*** casi (ieri +15) con 2.218 tamponi
Calabria 69.157: +38 casi (ieri +26) con 2.104 tamponi
Sardegna 57.355: +25 casi (ieri +21) con 2.664 tamponi
Umbria 56.892: +7 casi (ieri +1) con 3.085 tamponi
P. A. Trento 45.796: +4 casi (ieri +1) con 1.151 tamponi
Basilicata 27.005: +12 casi (ieri +7) con 625 tamponi
Molise 13.728: +4 casi (ieri 0) con 177 tamponi
Valle d’Aosta 11.697: +1 caso (ieri 0) con 333 tamponi

I decessi regione per regione

Il dato fornito qui sotto, e suddiviso per regione, è quello dei morti totali dall’inizio della pandemia. La variazione indica il numero dei nuovi decessi registrati nelle ultime 24 ore.

Lombardia 33.791: nessun nuovo decesso (ieri +5)
Veneto 11.619: nessun nuovo decesso per il quarto giorno di fila
Campania 7.525: +3 decessi (ieri +2)
Emilia-Romagna 13.264: nessun nuovo decesso per il quinto giorno di fila
Piemonte 11.696: nessun nuovo decesso dal 29 giugno
Lazio 8.365: +7 decessi (ieri +4)
Puglia 6.647: +1 decesso (ieri +2)
Toscana 6.887: +1 decesso (ieri +3)
Sicilia 5.987: +2 decessi (ieri +4)
Friuli-Venezia Giulia 3.789: nessun nuovo decesso dal 30 giugno
Marche 3.038: nessun nuovo decesso per il secondo giorno di fila
Liguria 4.352: nessun nuovo decesso per il quarto giorno di fila
Abruzzo 2.512: nessun nuovo decesso dal 25 giugno
P. A. Bolzano 1.180: nessun nuovo decesso dall’11 giugno
Calabria 1.232: nessun nuovo decesso (ieri +2)
Sardegna 1.492: nessun nuovo decesso per il quarto giorno di fila
Umbria 1.423: nessun nuovo decesso (ieri +2)
P. A. Trento 1.363:nessun nuovo decesso per il secondo giorno di fila
Basilicata 591: nessun nuovo decesso per il terzo giorno di fila
Molise 492: nessun nuovo decesso per il quinto giorno di fila
Valle d’Aosta 473: nessun nuovo decesso dal 23 giugno

Fonte: https://www.corriere.it/

Entrare Sani – Uscire Sani “Insieme in Sicurezza” – Stabilimento Fincantieri di Marghera

iscrizione al corso di ” ADDETTI AI LAVORI IN AMBIENTI SOSPETTI DI INQUINAMENTO O CONFINATI”, presso la sede di GRAGNANO(NAPOLI) – Via Castellammare 140

Secur Italia effettua screening COVID 19 per aziende

Tampone Covid-19.
Personale qualificato di Secur Italia effettua screening aziendale mediante  tampone rapido naso-faringeo per la ricerca dell’antigene virale Sars Cov2.

Il test può essere effettuato solo previa prenotazione online mediante richiesta su info@securitalia.net o modulo in allegato.


A cosa serve

I test antigenici sono test immunologici che rilevano la presenza di uno o più antigeni specifici virali, indicativi di un’infezione virale in corso. Il tampone rapido test antigenico rappresenta lo strumento diagnostico di primo livello  per la sua velocità e affidabilità. Il test rileva se è probabile un’infezione da Sars Cov2 in corso.


Quando farlo

Si può eseguire in qualsiasi momento.

 

 

Richiesta tampone

 

Nuovo Dpcm 26 ottobre: il testo e le misure

Sicurezza sul lavoro: le 10 cose più importanti da sapere

Analizziamo insieme la sicurezza sul lavoro attraverso 10 quesiti indispensabili per una corretta comprensione di finalità ed obblighi normativi.

1 Cosa si intende per sicurezza sul lavoro?

Per sicurezza sul lavoro si intende l’insieme delle azioni interne ed esterne all’azienda, mirate a garantire l’incolumità (sicurezza, appunto) dei lavoratori e del personale presente.

Quindi cos’è la sicurezza sul lavoro?

Tra le attività appena accennate, la più importante è forse la prevenzione, perché rappresenta una delle colonne portanti della sicurezza e vi rientra con merito essendo un paletto fondamentale per diminuire drasticamente il rischio sul lavoro.

2   Perchè è importante la sicurezza del lavoro?

La sicurezza sui luoghi di lavoro è importante sotto molteplici aspetti, ma il più rilevante riguarda la salute dei dipendenti.

Recenti indagini di settore hanno evidenziato quanto, una corretta politica orientata alla sicurezza dei lavoratori, porti un sicuro ritorno positivo in azienda, non solo per ciò che concerne i rapporti umani, ma anche in termini di redditività.

Benessere psico-fisico, tranquillità ambientale, positività diffusa e produttività aumentata sono solo alcuni dei benefit che possono svilupparsi nell’ambiente lavorativo grazie ad un mirato investimento su prevenzione e sicurezza luoghi di lavoro.

3   Quale normativa regola la sicurezza sui luoghi di lavoro?

La normativa che guida aziende, responsabili e consulenti nel mondo della prevenzione e sicurezza sul lavoro è il noto dlgs 81/2008, spesso conosciuto come “testo unico sicurezza sul lavoro”.

Emanato nell’Aprile del 2008, questo decreto ministeriale integrava e migliorava le precedenti norme sicurezza sul lavoro (ricordiamo, fra tutte, la famosa legge 626).

Superando i predecessori, il dlgs 81 2008 si distingue per una gradita semplificazione ed una perfezionata razionalizzazione degli argomenti, aggiornando alcuni aspetti troppo generici tra cui le sempre temute relative sanzioni.

Tra le maggiori innovazioni trattate, ricordiamo:

  • l’individuazione dei fattori e delle sorgenti di rischio
  • la riduzione del rischio
  • il monitoraggio continuo delle misure preventive
  • l’elaborazione di una strategia aziendale accettata e condivisa

4   Quando è obbligatoria la sicurezza in azienda?

Ogni azienda che abbia almeno un dipendente nel proprio organico deve necessariamente prevedere una politica di informazione ed informazione sulla sicurezza aziendale e provvedere alla sua corretta realizzazione.

La sicurezza e la prevenzione sono concetti legati all’uomo ed alla sua salvaguardia, pertanto il numero dei dipendenti non può essere motivo di discriminazione normativa.

L’indice di rischio legato alla tipologia di azienda, nonché la specificità della mansione lavorativa, determinano il percorso da scegliere e le relative misure preventive.

5   Qual è la prima cosa che il Datore di lavoro deve fare per mettersi in regola con la  sicurezza sul lavoro?

La prima e fondamentale azione prevista dal protocollo per la sicurezza nei luoghi di lavoro è la stesura del DVR o Documento di valutazione dei rischi, cioè di un testo che evidenzi tutti i possibili rischi presenti in azienda.

Basandosi sulle tipologie di rischio presenti sul luogo di lavoro, il DVR sicurezza deve contenere tutte le procedure necessarie per attuare soddisfacenti misure di prevenzione e sicurezza, ma anche la specifica dei ruoli di chi deve realizzarle, monitorarle e mantenerle.

Da qui, diventano necessarie altre azioni direttamente collegate al documento, ovvero:

  • la nomina del Responsabile Servizio Prevenzione e Protezione (R S P P)
  • la nomina del Rappresentante Lavoratori Sicurezza (RLS)
  • la nomina del Medico Competente
  • la programmazione della Sorveglianza Sanitaria
  • la formazione dei lavoratori, dei dirigenti e del datore di lavoro attraverso gli appositi corsi in materia ed i loro eventuali aggiornamenti
  • piano di sicurezza aziendale

6   Chi deve garantire la sicurezza sul lavoro in azienda?

In sostanza chi è il responsabile della sicurezza dei lavoratori in azienda.

Il datore di lavoro è, in quanto tale, la figura giuridica garante e responsabile di salute e sicurezza sul lavoro nella propria azienda.

Egli deve ottemperare a quanto stabilito dalla normativa vigente per garantire la corretta applicazione delle misure preventive ed operative atte alla riduzione o alla cancellazione di qualsiasi rischio per il lavoratore.

Tra i compiti principali in tal senso ricordiamo:

  • il dovere di offrire un ambiente lavorativo sicuro
  • il dovere di informare e formare i lavoratori sui rischi presenti in loco
  • il compito di vigilare e verificare il rispetto delle norme antinfortunistiche (norme UNI) da parte dei dipendenti
  • la stesura del DVR

Occasionalmente il datore di lavoro decide di ricoprire la carica di Responsabile Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP).

In questo caso egli potrà ricoprire il ruolo solo ed unicamente dopo aver egli stesso frequentato l’apposito corso di RSPP datore di lavoro.

7   Chi controlla la sicurezza sul lavoro?

Il responsabile della sicurezza sul luogo di lavoro è chiamato Responsabile Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP).

Abbiamo visto come tale ruolo possa essere ricoperto dal datore di lavoro, ma anche da un dipendente, solo dopo adeguata formazione.

Eppure, sempre più spesso tale compito viene affidato dal titolare ad un consulente esterno (RSPP esterno) che possa sgravarlo da una certa mole di lavoro e da una grossa dose di responsabilità.

L’RSPP deve principalmente occuparsi dei seguenti compiti:

  • eseguire il sopralluogo degli ambienti lavorativi con conseguente verifica delle condizioni di pericolo
  • collaborare col datore di lavoro nella elaborazione di dati necessari alla descrizione aziendale ed alla corretta valutazione dei rischi conseguenti
  • presentare piani formativi ed informativi per il personale in materia di prevenzione e sicurezza
  • monitorare lo status aziendale e programmare interventi di mantenimento e miglioramento per la sicurezza dei lavoratori

8   Chi contribuisce alla corretta gestione della sicurezza sul lavoro?

Oltre alle figure sopra citate del datore di lavoro e del RSPP, gli attori coinvolti nel discorso sicurezza nel lavoro sono anche il Rappresentante Lavoratori Sicurezza (RLS) ed il Medico Competente (o medico del lavoro).

L‘RLS è il lavoratore (anche più di uno a seconda del numero totale di lavoratori) appositamente formato ed eletto dai colleghi in qualità di loro rappresentante per quanto concerne la sicurezza e la prevenzione.

Egli si occupa di effettuare una consultazione preventiva in ordine alla valutazione dei rischi, fornire un parere sulla scelta degli addetti alla prevenzione, provvedere alla raccolta dei documenti aziendali relativi alle misure di sicurezza, promuovere misure di prevenzione e fare ricorso alle autorità competenti nel caso in cui non vengano rispettati i criteri di sicurezza stabiliti.

Il Medico Competente è la figura professionale che si occupa della Sorveglianza Sanitaria dei lavoratori attraverso un Protocollo Sanitario pensato ad hoc in funzione dei rischi e delle mansioni.

Egli, attraverso le visite periodiche necessarie, stabilisce lo stato di salute del lavoratore relativamente alla sua mansione e ne decide o meno l’idoneità alla stessa.

Questa figura è molto importante in quanto con l’attuale frenesia lavorativa ed i nuovi condizionamenti contingenti, il rischio stress lavoro correlato è una delle nuove barriere da superare nella battaglia al benessere psico-fisico del lavoratore.

9   Chi ci può aiutare nella gestione degli adempimenti previsti dalle norme sulla sicurezza sul lavoro?

Quello della sicurezza sul lavoro è un mondo piuttosto semplice nella sua essenza, ma decisamente articolato nei suoi contenuti.

Le numerose sfaccettature della normativa e le ampie casistiche dei rischi legati agli ambienti lavorativi espongono le aziende a troppi azzardi ed a sicure sanzioni.

Ecco perché la cosa più saggia da fare è quella di evitare il cosiddetto “fai da te”.

I molteplici adempimenti normativi hanno portato alla necessaria nascita di figure professionali di consulenza, cioè di consulenti sicurezza sul lavoro come noi di SECUR ITALIA  ad esempio, che possano aiutare il datore di lavoro e le figure interne preposte a garantire prevenzione e sicurezza.

Il consulente guida l’azienda ad un approccio “sicuro” evitando, così, problemi per i dipendenti o guai di natura legale per il datore di lavoro.

10 Consulente della sicurezza sul lavoro chi è e cosa fa?

Il consulente di prevenzione e sicurezza è quella figura professionale che “assiste con consiglio” fornendo al datore di lavoro tutti gli strumenti e le risorse per mettersi in regola con l’aspetto ormai finalmente obbligatorio della tutela psico-fisica dei lavoratori.

Soprattutto in un ambito frammentato come quello della sicurezza degli ambienti di lavoro e la tutela dei rischi per i lavoratori, un esperto non è una spesa, ma un vero e proprio investimento.

Il buon consulente non è necessariamente colui il quale vi fa spendere meno, ma è colui il quale vi fa spendere bene!

Attraverso il confronto col datore di lavoro o coi riferimenti aziendali coinvolti, il consulente vi guiderà verso un corretto concetto di sicurezza che terrà conto delle singole esigenze, del rispetto delle normative.

Vi ricorderà le importanti scadenze relative ai lavoratori (formazione, visite, esami), alle documentazioni (aggiornamenti corsi e DVR, questionario sicurezza sul lavoro) ed all’azienda.

 

Nota non meno importante, un buon consulente vi tutelerà dalle nuove e pesanti sanzioni che, con l’avvento del dlgs 81/08, si sono decisamente inasprite.

 

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Cos’è la Sicurezza sul lavoro? – Secur Italia

Cos’è la Sicurezza sul lavoro? scopri cosa dice la normativa in vigore, il D.Lgs 81, quali sono i suoi principi e i principali soggetti interessati

Cosa si intende per sicurezza sul lavoro?

La sicurezza sul lavoro può essere definita come l’insieme di tutte le misure, di tutti i provvedimenti e di tutte le valutazioni adottate per rendere più sicuri i posti di lavoro.
Si può affermare che la sicurezza sul lavoro è una condizione necessaria, una prerogativa imprescindibile che ogni azienda deve avere per eliminare o quanto meno ridurre il più possibile gli eventuali rischi e pericoli per la salute dei lavoratori.
Nello specifico la sicurezza sul lavoro nasce per eliminare, ridurre o controllare:

  • fattori rischio derivanti dai processi lavorativi;
  • incidenti e infortuni per i lavoratori;
  • l’insorgere di malattie professionali;
Cosa sono le malattie professionali?

Con il termine malattie professionali si intende definire tutte quelle patologie direttamente correlate all’esercizio di una determinata attività lavorativa.
Le malattie professionali non si manifestano in modo immediato ma si sviluppano progressivamente e lentamente nel tempo a causa dell’esposizione a determinati rischi correlati all’attività svolta come ad esempio:

  • contatto con polveri o sostanze nocive;
  • rumori;
  • vibrazioni;
  • radiazioni;
  • organizzazione irregolare dei processi lavorativi;

 

Quali sono i principi ispiratori del d.lgs 81/08?

Oggi dunque si fa riferimento al Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro, che con i suoi 306 articoli e ben più di 50 allegati disciplina la sicurezza delle aziende e degli individui che lavorano in esse.
Applicando principi e misure di controllo e gestione che si identificano con:

  • valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza;
  • eliminazione o riduzione dei rischi;
  • sostituzione dei rischi alla fonte;
  • utilizzo limitato di agenti chimici, fisici e biologici sui luoghi di lavoro;
  • controlli sanitari periodici dei lavoratori;
  • informazione e formazione in materia di sicurezza per i lavoratori;
  • informazione e formazione per tutti i rappresentanti della sicurezza aziendale;
  • partecipazione e consultazione dei rappresentanti per la sicurezza;
  • programmazione e attuazione di misure di sicurezza adatte;
  • vigilanza su tali misure di sicurezza.

 

Quali sono i principali soggetti del sistema di prevenzione aziendale?

Il Testo Unico prevede e istituisce delle figure responsabili di programmare, gestire, applicare e controllare la sicurezza sul lavoro.
I principali soggetti partecipi della sicurezza aziendale sono:

  • il Datore di Lavoro;
  • il Medico Competente;
  • Il Dirigente per la Sicurezza sul lavoro;
  • il Preposto per la Sicurezza sul lavoro;
  • il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione o RSPP;
  • l’Addetto al Servizio Prevenzione e Protezione o ASPP;
  • i Soggetti Formatori per la Sicurrezza;
  • i Lavoratori;

Per ciascuna di queste figure la normativa prevede che sia seguito un percorso formativo volto all’acquisizione di competenze e conoscenze adatte.

Il percorso formativo si identifica con dei corsi di formazione riconosciuti e certificati che rilasciano attestati validi ai sensi di legge.
Il Testo Unico stabilisce chiaramente che la formazione in materia di sicurezza sul lavoro è obbligatoria.

Per informazioni

Cos’è la Sorveglianza Sanitaria Obbligatoria: cosa comprende,chi la effettua e quando

Il medico competente è quel sanitario nominato dal Datore di Lavoro nei casi in cui la sua azienda sia soggetta a obbligo di sorveglianza sanitaria.
Ma cos’è la sorveglianza sanitaria nello specifico? quando è obbligatoria? cosa comprende? come viene effettuata? quali sono gli obblighi e i doveri dei lavoratori a riguardo?
Troverete risposte a queste domande nel seguente articolo.

 

Definizione di Sorveglianza Sanitaria

A dirci cos’è la sorveglianza sanitaria è il Testo Unico per la Sicurezza sul Lavoro che la definisce come l’insieme delle procedure mediche, finalizzate a tutelare lo stato di salute e sicurezza dei lavoratori, tenendo conto dei fattori di rischio professionale correlati all’ambiente di lavoro e all’attività che svolgono al suo interno.
In parole povere è un’attività prevista dalla normativa per prevenire l’insorgere di malattie professionali nei lavoratori tramite una serie di visite mediche, accertamenti e indagini specialistiche di laboratorio.
Il Decreto 81, Sezione V, articoli da 38 a 42, la disciplina e indica modalità, responsabilità, ma soprattutto i casi in cui è obbligatoria.

Chi effettua la Sorveglianza Sanitaria

Il compito di effettuare la sorveglianza sanitaria spetta al medico competente, che è il professionista con laurea in medicina del lavoro nominato dal Datore di Lavoro con lo scopo preciso di occuparsi di mettere in atto tutti gli interventi e accertamenti del caso, fornendo il giudizio di idoneità sulla salute dei lavoratori in relazione alle mansioni svolte.

Quando la sorveglianza sanitaria è obbligatoria?

La sorveglianza sanitaria è obbligatoria nelle aziende nei seguenti casi:

  • nei casi espressamente previsti dalla normativa vigente (che elencheremo di seguito);
  • nei casi in cui sia richiesta dal lavoratore il medico competente la ritenga correlata ai rischi professionali (anche quando non è obbligatoria);

Per quanto riguarda i casi espressamente previsti dalla normativa, ai sensi del D.lgs la sorveglianza sanitaria deve essere effettuata in presenza di:

  • Movimentazione manuale di carichi;
  • Videoterminalisti;
  • Rischio agenti fisici;
  • Rischio rumore;
  • Rischio vibrazioni;
  • Rischio campi elettromagnetici;
  • Rischio radiazioni ottiche;
  • Rischio agenti chimici;
  • Rischio agenti cancerogeni e mutageni;
  • Rischio amianto;
  • Rischio agenti biologici;

Inoltre ci sono normative specifiche che sanciscono l’obbligatorietà anche in caso di lavoro notturnolavoratrici in gravidanzalavoratori disabili.

La sorveglianza sanitaria è obbligatoria per tutti i lavoratori?

Nei casi elencati nel precedente articolo il datore di lavoro deve sottoporre a sorveglianza sanitaria obbligatoria tutti i lavoratori o i soggetti che svolgono attività nell’ambito della sua organizzazione e che il D.lgs 81 equipara ai lavoratori, ovvero:

  • lavoratori, indipendentemente dalla tipologia di contratto che li lega all’azienda
  • soci lavoratori di cooperativa o di società;
  • soggetti beneficiari di tirocini formativi e di orientamento (art.18 legge 24/06/1997);
  • allievi degli istituti di istruzione ed universitari;
  • partecipanti ai corsi di formazione professionale;
  • soggetti utilizzabili nei lavori socialmente utili (D.Lgs 468/97);

Va riservata maggiore attenzione ai soggetti appartenenti a gruppi particolarmente sensibili a determinati tipi di rischio.

Cosa comprende la sorveglianza sanitaria

La sorveglianza sanitaria prevede visite mediche da effettuare in momenti diversi del percorso lavorativo del dipendente soggetto ad essa.
I casi sono stabiliti nell’articolo 41 comma 2 del D.lgs 81/08, così come modificato dall’articolo 26 del D.Lgs 106/09, nello specifico ecco quali sono le tipologie di visite che il medico deve effettuare per la sorveglianza sanitaria:

  • Visita preventiva
    con lo scopo di stabilire se le condizioni di salute del lavoratore sono tali da consentirgli l’esposizione ai rischi professionali derivanti dalla mansione e dal luogo di lavoro, deve essere effettuata prima dell’inizio dell’attività lavorativa (anche in fase preassuntiva secondo gli aggiornamenti normativi) e deve essere ripetuta in caso di cambio di mansione;
  • Visite periodiche
    con lo scopo di confermare che, nel tempo, il lavoratore abbia conservato la sua idoneità a svolgere la sua mansione controllando che l’esposizione a tali rischi non abbia provocato dei danni, insorgenze di malattie, alterazioni varie;
  • Visita straordinaria
    si tratta di una visita che viene richiesta dallo stesso lavoratore, quando ritiene di essere affetto da disturbi la cui causa è derivante dall’attività lavorativa svolta, tuttavia in questi casi spetta al medico decidere se la richiesta è giustificata o meno;
  • Visita alla cessazione del rapporto di lavoro
    si tratta di una visita effettuata allo scadere di un contratto, o alla cessazione degli effetti dello stesso, che va effettuata solo nei casi in cui il lavoratore sia stato esposto a rischi particolari come per esempio l’esposizione all’amianto;
  • Visita al rientro al lavoro
    si tratta di un accertamento effettuato dal medico competente dopo che il lavoratore è stato assente per malattia per un periodo di almeno 60 giorni;

Tutte le tipologie di visite mediche elencate comprendono gli esami clinici e biologici e le indagini diagnostiche ritenute necessarie dal medico competente in funzione del rischio.
Inoltre, la visita medica preventiva, la visita medica periodica e quella relativa al cambio di mansioni sono altresì finalizzate alla verifica dell’assenza di condizioni di dipendenza da alcol o assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti.
Oltre alle visite è previsto che il Medico competente elabori una cartella sanitaria soggetta a segreto professionale per ciascun lavoratore da aggiornare e custodire.

Giudizio di Idoneità allo svolgimento della mansione specifica

La finalità della visita è quella di verificare se il lavoratore è adatto a svolgere i compiti richiesti, per questo il Medico competente è chiamato ad esprimere il giudizio di idoneità, che deve essere consegnato al lavoratore in forma scritta.
In base alle condizione di salute del dipendente, abbiamo le seguenti tipologie di giudizio:

Giudizio Descrizione
idoneo alla mansione specifica quando le condizioni di salute del lavoratore non costituiscono impedimento e sono tali da permettergli l’esposizione ai rischi correlati al lavoro a cui è adibito
temporaneamente non idoneo alla mansione specifica quando le condizioni di salute del lavoratore non gli consentono temporaneamente di svolgere la sua mansione, ma è comunque previsto un miglioramento nel tempo
idoneo con prescrizioni o limitazioni il lavoratore può svolgere la mansione solo in presenza di particolari accorgimenti, divieti e indicazioni volte a tutelare il suo specifico stato di salute (evitare di sollevare carichi o ridurre il ritmo lavorativo ad esempio)
non idoneo alla mansione specifica il lavoratore non è ritenuto clinicamente in grado di svolgere quelle mansioni, quindi il datore di lavoro deve adibirlo ad un’altra mansione concordata con il medico competente.

Ricordiamo che in caso di non idoneità se il datore di lavoro può dimostrare che all’interno della sua azienda non ci sono mansioni alternative compatibili con le condizioni cliniche del dipendente, ci sono gli estremi per procedere con il licenziamento.

Gli obblighi e i diritti del lavoratore

Il lavoratore, cosciente che la sorveglianza è uno strumento per tutelarlo, deve collaborare con il medico competente fornendogli tutte le informazioni richieste ed ha l’obbligo di sottoporsi alle visite secondo le modalità e le periodicità che gli vengono comunicate, tale obbligo è sancito dall’art.20 del T.U.
A fronte di ciò i lavoratori hanno diritto a:

  • fare ricorso contro il giudizio del medico al servizio di medicina del lavoro della ASL (PISLL) entro 30 giorni;
  • poter accedere ai propri dati sanitari;
  • essere informati nel dettaglio dal medico sul proprio stato di salute;
  • ricevere copia del documento sanitario e di rischio;
  • essere sottoposti a visita straordianaria qualora ritengano di avere problemi sanitari derivati dall’attività svolta.

Le Sanzioni

Concludiamo il nostro articolo con tutte le sanzioni previste dal Decreto 81 in tutti i casi di irregolarità nell’applicazione della sorveglianza sanitaria, esse possono ricadere su diversi soggetti.

Datore di lavoro

In caso di omessa sorveglianza sanitaria il datore di lavoro rischia pene diverse in base all’inadempienza, ecco uno schema:

Sanzioni Inadempienza
arresto da 2 a 4 mesi/ammenda da 1.315,20 € a 5.699,20€ mancata valutazione dello stato di salute del lavoratore, al fine dell’affidamento dei compiti specifici, che non dipendono dai rischi presenti nell’ambiente di lavoro, ma dalla capacità del lavoratore stesso di svolgerli
ammenda da 2.192,00 € a 4.384,00 € in tutti i casi in cui, nonostante l’obbligo, non viene attivata la sorveglianza sanitaria
sanzione amministrativa pecuniaria da 1.096 € a 4.932 € nel caso in cui un lavoratore soggetto a sorveglianza sanitaria venga adibito ad una mansione specifica prima della formulazione del giudizio di idoneità

Medico Competente

Ecco invece tutte le sanzioni relative alla figura del medico competente:

Sanzioni Inadempienza
sanzione amministrativa da 200 € a 800 € negligenze relative alla scrittura e alla conservazione delle schede sanitarie
arresto fino a 2 mesi/multa da 300 € a 1.200 € per inadempienze o negligenze relative allo svolgimento dell’attività di sorveglianza sanitaria
sanzione da e1.000 € a 4.000 € mancanza di regolarità e periodicità nelle visite regolari, mancata risposta alla richiesta di visita da parte di un lavoratore, mancata comunicazione delle informazioni alle autorità competenti

Lavoratore

Per il lavoratore, a fronte dell’obbligo di sorveglianza sanitaria, il rifiuto di sottoporsi alle visite mediche disposte dal medico competente, costituisce una grave mancanza che compromette anche gli obblighi del datore di lavoro.
Quindi, in questo caso, è il datore di lavoro stesso a dover procedere con provvedimenti disciplinari volti a fargli cambiare idea e, questi ultimi non sortiscono l’effetto desiderato, il datore di lavoro può ricorrere al licenziamento per giusta causa.

 

FONTE: https://www.corsisicurezza.it/

 

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